Il Parco “Lama Balice”

Istituito con la Legge Regionale n. 15 del 05/06/2007, il Parco Naturale Regionale Lama Balice è il primo parco naturale che possa essere definito ‘urbano’, per la sua vicinanza ai centri cittadini di Bari e Bitonto; con un’estensione di 495, 2 ettari e una lunghezza di circa 37 chilometri il Parco di Lama Balice si pone in linea di continuità con il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, di cui condivide parte delle peculiarità naturalistico-vegetazionali e al quale è legato, dal 2012, da un protocollo d’intesa. Per la sua gestione nel 2008 è stata siglata una convenzione tra il Comune di Bari, il Comune di Bitonto e la Città Metropolitana di Bari (già Provincia di Bari), convenzione rinnovata a Giugno 2013.
Nato per salvaguardare un territorio che presenta una peculiare biodiversità, il Parco mira a conservare gli habitat e le specie animali e vegetali tutelate dalla normativa regionale, a conservare e a recuperare i beni storico-architettonici presenti e a promuovere attività di educazione, di formazione, di ricerca scientifica e attività ricreative sostenibili.

TERRITORIO

Lama Balice in quanto crocevia tra i territori tra l’entroterra e la costa è sempre stata un luogo di rilevanza strategica per le genti e per il selvatico. Fonte di acqua e riparo anche nei regimi climatici più aridi ha fornito protezione fin dal neolitico, nel suo alveo sono stati rinvenuti diversi reperti litici e in corrispondenza dei centri abitati di Bari Palese e Bari San Paolo e Bitonto. In queste aree esistono differenti testimonianze di importanti villaggi preistorici e la presenza di dolmen e menhir.
In epoca Romana sempre a causa della presenza di acqua l’area risulta coltivata ed esistono testimonianze letterarie di una possibile bretella stradale che congiungesse la Via Traiana che passava nell’entroterra e la Via Minucia che passava lungo la costa ma di cui non si sono mai ritrovate testimonianze archeologiche che ne verificassero un eventuale tracciato.
In epoca medioevale l’importanza strategica dell’area del antico Fiume Tifris (uno degli antichi nomi di Lama Balice) si affermo in maniera oggi ben riscontrabile con la costruzione di masserie e diverse industrie ipogee atte alla lavorazione dei prodotti agricoli e/o aree di culto, infatti gli ipogei di Bari sono tutti medioevali e non romani. Le Chiese rurali del territorio, sia ipogee che costruite, e non tutte arrivate fino a noi, erano importanti luoghi di sosta nell’ambito delle varie diramazioni della Via Francigena che in Puglia scendeva dal Gargano per poi arrivare in Salento portando crociati e pellegrini verso la Terra Santa.
Durante il tardo Medioevo l’urbanizzazione delle città di Bari e Bitonto, portata avanti dalla nobile Famiglia Sforza, fece diventare l’ostacolo morfologico della lama e la strada ad essa adiacente (dove oggi sorge La Masseria Framarino), confine tra i comuni ed oggi ciò è ancora testimoniato dalla presenza dei Titoli (edicole di confine dalla forma di grande pilastro).
In Epoca Borbonica l’area sembra stata trascurata da un punto di vista logistico ed ha subìto una certa rinaturalizzazione. In questo periodo però furono condotti importanti studi naturalistici che tuttora sono un esempio della biodiversità passata della regione. Tali studi e raccolte sono rappresentate nelle collezioni universitarie e scolastiche di Bari e presso le biblioteche del Regno borbonico presso Napoli.
In epoca moderna le strade principali che congiungevano Bari all’area dell’entroterra, come ad esempio l’area di Minervino M., furono importanti per la risalita degli alleati, ed una delle strade più dirette è appunto quella che costeggia la lama. Anche in questo caso testimonianze di atti di guerra o fortificazioni militari sono presenti nel territorio.
In epoca contemporanea la lama è stata soggetta a degrado, sede di infrastrutture come depuratori, discarica di liquami a cielo aperto o luogo di estrazione mineraria intensiva, ma dagli anni 80 con le nuove leggi mirate alla tutela dell’ambiente (Esempio la Legge Merli che tutela il discarico di liquami) si iniziò a pensare che l’area fosse degna di protezione.
Durante gli anni 90 si fecero progetti per poterla trasformare in un potenziale Parco Urbano ma la politica di quegli anni lasciò tutto nel limbo fino all’arrivo del nuovo secolo quando con le nuove leggi per la tutela del patrimonio naturalistico e culturale si comprese che poteva diventare una vera e propria ara protetta arrivando in fine all’istituzione della riserva naturale che oggi è ancora in fase di crescita.